Europa: Plurilinguismo o tutela delle singole identità linguistiche?

Europa: Plurilinguismo o tutela delle singole identità linguistiche?

Plurilinguismo o tutela delle singole identità linguistiche

Fin dalla loro istituzione l’Unione Europea e il Consiglio Europeo si occupano di multilinguismo ed educazione linguistica, di plurilinguismo e di ciò che possiamo chiamare «politica linguistica». È, naturale, promuovere lo studio e l’apprendimento delle lingue straniere nello spazio europeo, dove si parlano innumerevoli idiomi, e che è concepito come un territorio comune ed unitario, al cui interno in cui viene incentivata la mobilità dei cittadini da uno Stato membro ad un altro.

Il plurilinguismo è, quindi, uno dei principi fondamentali della politica dell’Unione. Appena un nuovo paese entra a far parte dell’Unione, la sua lingua diviene lingua ufficiale insieme a quelle di tutti gli altri paesi. Ciò avviene per garantire a tutti i cittadini la possibilità di conoscere e capire la legislazione europea.

Gli aspetti e i vantaggi sociali ed identitari del multilinguismo sono stati, negli ultimi anni, accostati all’importanza di un’economia multilingue: una società florida e prosperosa è multilingue. Pertanto, l’economia competitiva è quella poliglotta, nella quale le imprese sono in grado di muoversi nel mercato mondiale grazie alle competenze interculturali e plurilinguistiche del loro personale.

Inoltre, il plurilinguismo viene utilizzato per poter sviluppare la figura giuridica della cittadinanza europea. Quale miglior strumento se non quello linguistico per plasmare una cittadinanza unica a livello europeo ?

Ed è proprio grazie alla politica linguistica europea che oggi possiamo utilizzare tutte le 24 lingue ufficiali europee. Ciò detto, viene da chiedersi se l’utilizzo prevalente di alcune delle lingue ufficiali possa portarci a considerare le altre (meno usate) come di serie B.

Siamo convinti che l’obiettivo da perseguire debba essere quello di sottolineare la rilevanza della diversità linguistica all’interno dell’Unione Europea e, in questo contesto, non dimenticare il ruolo fondamentale che la lingua italiana può e deve assumere. In quanto cittadini della Repubblica italiana, tutti noi dovremmo ribadire l’importanza della lingua italiana a livello europeo ed internazionale, anche al fine di cercare di aumentare il peso dell’Italia nell’ambito della Unione.

Ricordiamo una decisione del Tribunale dell’Unione, pronunciata il 12 settembre 2013, che costituisce una piccola vittoria per la nostra grande lingua italiana. Il Tribunale europeo ha infatti deciso di annullare, come richiesto dal governo italiano, alcuni bandi di concorso per posti di lavoro nelle istituzioni europee perché scritti, nelle versioni integrali, solo in inglese, francese e tedesco. Una «diversità di trattamento» ingiustificata e contraria alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (art. 21).

Questa disparità di trattamento fra le lingue ufficiali dell’Unione si pone in contrasto con l’istituto giuridico della cittadinanza europea, poiché dà un privilegio ad alcuni cittadini a discapito di altri (posti in posizione di inferiorità), togliendo a quest’ultimi la possibilità di sentirsi veramente parte di una grande comunità che riconosce e garantisce l’utilizzo della loro lingua.

Come poter fornire all’italiano una «seconda opportunità»?

Ebbene possiamo dire che la rivincita della lingua italiana può cominciare proficuamente e concretamente a farsi avanti anche attraverso l’insegnamento della nostra grande lingua nelle scuole di molti paesi europei, ma non solo.

Secondo dei dati del 2014 la lingua italiana è la quarta lingua più studiata al mondo, insegnata nelle scuole di 111 paesi. Questo dato dimostra come la lingua italiana possa essere un veicolo per attrarre molti più turisti nel nostro paese, ma anche e soprattutto investitori stranieri nella nostra economia.

Questo è un piccolo passo verso il ritorno dell’italiano come protagonista sulla scena internazionale. Bisognerebbe, infatti, mostrare come la lingua italiana, discendente diretta del latino, sia il risultato naturale dell’evoluzione della lingua madre di molte delle lingue parlate a livello mondiale.

Ciò che a noi italiani sta a cuore è la dimostrazione che la nostra lingua può essere un valido strumento di comunicazione e un vettore di cultura anche per il futuro e non solo per il passato. In questa direzione, riteniamo sia essenziale promuovere e valorizzare l’uso dell’italiano tra le istituzioni europee, ma anche tra tutti i cittadini europei. Una politica linguistica a favore dell’italiano in ambito europeo potrebbe permettere all’Italia di tornare ad avere un ruolo più forte e più incisivo tra le istituzioni dell’Unione. Questa è la nostra speranza e questo sarà il nostro obiettivo.

(articolo scritto insieme a Elisa Bellini)

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