Giovanni Bonato parla della BCE

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L’articolo 127 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, relativo alla politica monetaria dell’Eurozona, chiarisce che l’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, in via subordinata, il “SEBC” sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di realizzare gli obiettivi definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea.

Tra questi obiettivi, spicca la promozione dei valori fondamentali dell’Unione Europea, della pace e del benessere dei suoi popoli.
Si evidenzia, ai sensi del medesimo articolo, l’instaurazione di un mercato interno in grado di garantire uno sviluppo sostenibile, basato su una crescita economica equilibrata, onde raggiungere la piena occupazione e perseguire il progresso sociale, promuovendo la solidarietà e la coesione economica e sociale tra gli Stati Membri.

Entrando nello specifico, l’obiettivo principale della Bce è il mantenimento di un tasso di inflazione vicino, ma inferiore, al 2%. Gli obiettivi enunciati dall’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea sono subordinati alla stabilità dei prezzi. Si noti che altre banche centrali, ad esempio la Federal Reserve, attribuiscono pari dignità ad obiettivi quali l’occupazione e la stabilità finanziaria.

Il Patto di Stabilità e Crescita, in funzione del quale deve essere attuata la politica fiscale dei singoli stati membri, impone il raggiungimento di un pareggio di bilancio per l’intero ciclo economico, con un limite di deficit fissato al 3% in caso di recessione. La tendenza recessiva si è quindi mantenuta negli ultimi anni all’interno dell’Eurozona, ampliando le differenze in termini di sviluppo economico tra gli Stati Membri.

In questa situazione l’unica vera azione da parte della BCE, che non può finanziare direttamente gli Stati Membri, è stata l’acquisto massiccio di titoli (Quantitative Easing). Allo stato attuale, guardando i dati di disoccupazione e di variazione percentuale del Pil degli ultimi 5 anni, stando ai quali l’Italia è tra gli ultimi 3 paesi dell’eurozona in termini di crescita e occupazione, risulta evidente che tale misura si è rivelata insufficiente.

Dal momento che l’adozione della moneta unica ha tolto la possibilità ai paesi dell’eurozona di intervenire sui tassi di cambio, si rendono necessari dei profondi interventi strutturali per sanare gli squilibri macroeconomici presenti in Europa.

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