Il diritto di iniziativa popolare dei cittadini europei

Il diritto di iniziativa popolare dei cittadini europei

Il diritto di iniziativa popolare dei cittadini europei

Nell’art. 11, par. 4, del Trattato sulla Unione Europea troviamo uno strumento di democrazia diretta che permette ai cittadini dell’Unione di presentare una proposta per l’adozione di un atto normativo europeo. Tale strumento viene chiamato anche “iniziativa dei cittadini europei” (ICE).

Si tratta di una novità introdotta nel 2009, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, le cui modalità sono state disciplinate da un regolamento n. 211/2011.

Si prevede che un gruppo di almeno un milione di cittadini europei, che abbiano la cittadinanza di almeno un quarto degli Stati membri, possa “prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati”.

I promotori dell’iniziativa devono registrarla presso la Commissione e in seguito raccogliere le firme (su carta o in via elettronica). La Commissione, comunque, registra solo le iniziative ammissibili, ossia quelle che appartengono alla competenza della Unione e non sono contrarie ai suoi valori. Come detto, le firme devono essere raccolte in almeno un quarto degli Stati (oggi quindi almeno 7 Stati) per dare all’iniziativa un carattere europeo e condiviso.

Raggiunte le firme necessarie, la Commissione è obbligata ad esaminare l’iniziativa presentata dai cittadini e a far conoscere le proprie osservazioni in merito alla proposta. La Commissione non è, tuttavia, obbligata a presentare la proposta popolare al Parlamento Europeo, affinché venga discussa e, eventualmente, approvata come atto legislativo.

Così descritto, il diritto di iniziativa popolare, insieme al diritto di petizione e di rivolgersi al Mediatore, costituisce uno strumento che garantisce la democraticità dell’Unione, ma certamente non basta!

Infatti, come attualmente configurato, il diritto di iniziativa popolare è uno strumento debole e inefficace.

In primo luogo, non si permette ai cittadini di presentare direttamente al Parlamento una proposta di atto normativo, ma solo di elaborare una “preiniziativa legislativa”, ossia di formulare un’iniziativa alla Commissione, alla quale spetta il potere di portare tale iniziativa in Parlamento. La Commissione costituisce un doppio filtro per l’iniziativa popolare rispetto alla sua ammissibilità e alla sua concreta proponibilità.

In secondo luogo, l’approccio della Commissione è abbastanza restrittivo e sfavorevole alle proposte popolari.

Purtroppo, ad oggi l’utilizzazione pratica dell’iniziativa popolare è abbastanza deludente. Sono state registrate una cinquantina di proposte, ma solo quattro hanno superato il milione di firme, tra cui ricordiamo: Rigth2Water, One of Us, Stop Vivisection e Stop Glyphosate. Purtroppo, in nessun caso la Commissione ha presentato in Parlamento Europeo la proposta popolare. Per maggiori informazioni vedere http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/?lg=it

Sarebbe opportuno ampliare gli strumenti di democrazia diretta in Europa per permettere ai cittadini di presentare iniziative popolari direttamente davanti al Parlamento Europeo, oltre alla possibilità di introdurre un referendum propositivo.

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