La democrazia rappresentativa e la democrazia partecipativa nell’Unione (abbiamo ancora molta strada da fare)

La democrazia rappresentativa e la democrazia partecipativa nell’Unione (abbiamo ancora molta strada da fare)

La democrazia rappresentativa e la democrazia partecipativa nell’Unione

Essendo nato con finalità essenzialmente economiche, all’inizio il processo di integrazione europea non presentava nemmeno un organo politico rappresentativo. Nel corso degli anni la situazione è profondamente cambiata, ma, ciò nonostante possiamo ancora parlare di un deficit democratico all’interno dell’Unione, per i motivi che vedremo.

Ricordo che gli aspetti democratici dell’Unione ruotano intorno a tre profili fondamentali: la democrazia rappresentativa (art. 10), la democrazia partecipativa (art. 11) e il contributo che i Parlamenti nazionali possono dare al buon funzionamento dell’Unione (art. 12). Queste regole e principi sono inseriti nel Titolo II del Trattato UE, intitolato “Disposizione relative ai principi democratici”.

Nell’Unione, la democrazia rappresentativa si esprime essenzialmente attraverso l’elezione dei membri del Parlamento Europeo, scelti per un suffragio universale e diretto. Nel corso degli anni, i poteri del Parlamento Europeo sono stati progressivamente aumentati e questa tendenza, certamente positiva, va nella direzione di una maggiore democratizzazione della UE.

Sono segnali positivi, ma c’è ancora molto da fare per dare più poteri al Parlamento, soprattutto in materia di politica estera e di sicurezza comune. Oltre a questa forma di democrazia rappresentativa diretta, l’art. 10 del TUE indica anche una forma indiretta, data dal fatto che i rappresentanti degli Stati membri, che siedono nel Consiglio Europeo e nel Consiglio, sono democraticamente responsabili dinanzi ai loro Parlamenti nazionali (i cui membri sono scelti dai cittadini). Si tratta di una considerazione ovvia e che dovrebbe conferire una legittimazione popolare al Consiglio, ma che, in realtà, non riesce a dargli una reale legittimità democratica! Nell’ambito della democrazia rappresentativa si situano anche i partiti politici che “a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione”.

Molto più rilevante ci pare essere l’aspetto della democrazia partecipativa, di cui all’art. 11 TUE, ma rispetto al quale devono essere ancora fatti molti passi in avanti.

Innanzitutto, il Trattato dispone che: “Le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione”. Si tratta dell’impegno per le istituzioni europee di mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni e i cittadini, di procedere a consultazioni, finalizzate a coinvolgere i cittadini nella elaborazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione. Questa prassi del dialogo deve essere attuata e migliorata, al fine di ottenere una maggiore trasparenza delle istituzioni.

Tra gli strumenti di democrazia partecipativa nella Unione, troviamo anche: il diritto di presentare delle petizioni al Parlamento Europeo: “Qualsiasi cittadino dell’Unione, nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro, ha il diritto di presentare, individualmente o in associazione con altri cittadini o persone, una petizione al Parlamento europeo su una materia che rientra nel campo di attività dell’Unione e che lo (la) concerne direttamente”. La petizione consiste in un reclamo, in una richiesta di parere o di intervento rispetto a decisioni e comportamenti di una delle istituzioni. È uno strumento che permette un dialogo con il Parlamento, ma che nella pratica presenta scarse possibilità di successo e di poco utilizzo. Ricordiamo anche la possibilità di rivolgersi al Mediatore Europeo, organo imparziale e indipendente, che riceve le denunce dei cittadini in caso di cattiva amministrazione. Va menzionato anche il diritto di rivolgersi alle istituzioni europee, il diritto di accesso ai documenti e alla trasparenza degli atti, finalizzato a garantire un miglior rapporto tra i cittadini e le istituzioni.

Tra gli strumenti di democrazia partecipativa occupa un posto di primo piano il diritto di iniziativa popolare, anche chiamato “iniziativa dei cittadini europei” (ICE), di cui parleremo in un prossimo post.

Dopo questa breve esposizione, concludiamo che dobbiamo ancora andare avanti, sia per quanto riguarda la democrazia rappresentativa sia, e soprattutto, rispetto alla democrazia partecipativa.

Bisogna rafforzare i poteri del Parlamento Europeo e, probabilmente, pensare ad una riforma più ampia di tutte le istituzioni europee per accrescere la democraticità nell’Unione.

Bisogna potenziare gli strumenti di democrazia partecipativa e pensare anche ad introdurre delle procedure di referendum propositivo.

Tutto ciò per fare del cittadino l’elemento centrale e propulsore dell’Unione.

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