Le cure mediche all’interno dell’Unione Europea: come curarsi in un paese europeo diverso dal proprio

Le cure mediche all’interno dell’Unione Europea: come curarsi in un paese europeo diverso dal proprio

Le cure mediche all’interno dell’Unione Europea: come curarsi in un paese europeo diverso dal proprio

Riprendo quanto già trattato in alcuni video con i miei studenti, parlando di un aspetto pratico e molto interessante per chi viaggia in Europa.

La domanda a cui vogliamo rispondere è questa: cosa succede se un cittadino europeo si trova in un altro Stato membro dell’Unione e ha avere bisogno di cure mediche (programmate o impreviste)? In parole povere, un italiano che si trova in Olanda ha accesso alle cure mediche? La stessa cosa vale per un olandese che si trova in Italia, ha accesso al servizio sanitario nazionale italiano? Come funzionano le cose da un punto di vista pratico.

Innanzitutto, possiamo dire che i cittadini europei che hanno bisogno di assistenza durante un viaggio o un periodo di permanenza in un altro Stato dell’Unione possono ottenere le cure necessarie.

Tuttavia, occorre fare un’importante distinzione tra i soggiorni di breve periodo e quelli di lungo periodo. Inoltre, per i soggiorni di breve durata, bisogna anche differenziare l’ipotesi delle cure impreviste da quello delle cure prevedibili e programmate.

Il caso del cittadino europeo che si trova in un altro Stato per un breve periodo per motivi di lavoro, vacanza o studio, è disciplinato dalla direttiva 2011/24 UE, recepita in Italia tramite il Decreto Legislativo n. 192/2012.

Qualora ci fosse la necessità di accedere all’assistenza sanitaria in caso di cure impreviste, è sufficiente essere muniti della TESSERA EUROPEA DI ASSICURAZIONE MALATTIA (TEAM), grazie alla quale si potrà godere degli stessi diritti che spettano ai cittadini dello Stato ospitante. La TEAM costituisce la prova fisica del fatto che si è assicurati in un paese dell’UE. Nel caso in cui non si dovesse avere con sé la TEAM si avrà comunque diritto alle cure, ma si potrebbe essere obbligati ad anticipare il pagamento delle cure, per poi chiedere successivamente il rimborso al rientro nel proprio Stato e al servizio nazionale di appartenenza.

Discorso diverso va fatto per le cure prevedibili, ossia per il caso di un cittadino europeo che intende cambiare Stato membro per avere un’assistenza migliore e più efficiente. In tal caso, il rimborso non è automatico e avviene al rispetto di alcune condizioni: la presenza di un’autorizzazione preventiva da parte del proprio servizio sanitario nazionale (che poi andrà a rimborsare le cure prevedibili); la verifica che il paese in cui ci si vuole curare non abbia deciso di limitare l’accesso a determinati tipi di cure sanitarie all’estero (ad esempio trattamenti ospedalieri o trattamenti altamente specializzati e costosi).

Questa limitazione per le cure mediche prevedibili dipende dalla necessità di evitare il fenomeno delle migrazioni sanitarie, termine con il quale si indica il fenomeno dello spostamento di cittadini europei finalizzato alla ricerca del miglior specialista o della migliore struttura sanitaria in uno degli Stati europei. L’esempio potrebbe essere quello di un cittadino portoghese che decide di andare a curarsi in Belgio. L’esigenza di ottenere una autorizzazione preventiva al proprio ente assicurativo, prima di recarsi all’estero per ricevere le cure, vuole evitare il fenomeno delle migrazioni sanitarie, che sarebbe un problema sia per lo Stato di origine (“costretto” a rimborsare le cure) che per quello ospitante (“costretto” a curare pazienti di altri paesi).

Per quanto riguarda i soggiornanti di lungo periodo, il loro caso è disciplinato dalla direttiva 2004/38 UE, recepita in Italia tramite il decreto legislativo n. 30 del 6 febbraio 2007.

In tale ipotesi, il cittadino europeo che decide di vivere stabilmente in un altro Stato dell’Unione dipenderà dall’ente assicurativo dello Stato ospitante e di residenza. Come esempio, l’italiano che vive stabilmente in Germania dipenderà dal servizio sanitario nazionale tedesco.

Tra l’altro, ricordiamo che, per facilitare la possibilità di curarsi in Europa, la prescrizione medica rilasciata in un Paese dell’Unione Europea è riconosciuta in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea. Tuttavia, non sono riconosciute le prescrizioni relative ai medicinali soggetti a prescrizione medica speciale, come ad esempio i medicinali contenenti sostanze classificate come psicotrope o stupefacenti. Ad ogni modo, l’Italia ha recepito la direttiva 2001/83 UE relativa all’utilizzo di un codice comunitario concernente i medicinali. Questo è importante ai fini della facilitazione del riconoscimento delle prescrizioni mediche.

Nella stessa direzione di facilitare la possibilità di curarsi all’estero, sono presenti in ogni paese dell’UE sportelli al fine di dare ai cittadini informazioni su come ricevere assistenza transfrontaliera, sulle possibilità di trattamento in altri Stati, su qualità e sicurezza delle cure, condizioni di rimborso, procedure di ricorso nel caso in cui sia negata l’autorizzazione a curarsi oltre confine.

Ricordiamo che i pazienti che hanno ricevuto una prestazione in un altro Stato membro hanno diritto alla cartella clinica, cartacea o elettronica. Tutte le informazioni sulle prestazioni ricevute in un altro Paese devono poter essere accessibili ad altri medici, che così potranno conoscere le condizioni di salute del paziente e garantire la continuità delle cure.

In conclusione, ci sono ancora dei passi avanti da fare in materia di cure in Europa.
Una misura che certamente potrebbe essere adottata è quella di introdurre una tessera sanitaria europea. Servirebbe una tessera unica valida sia nello Stato europeo d’origine che in tutti gli altri Stati dell’Unione, in modo da evitare di avere due tessere (una nazionale ed una europea) ed agevolare la questione burocratica dei rimborsi che, molto spesso, sono un impedimento per i cittadini europei.

Un’altra misura sarebbe quella di ammettere la libera circolazione dei malati in Europa e permettere ad ogni cittadino europeo di scegliere lo Stato membro in cui curarsi. Si tratta di una misura, per il momento, utopica, perché presuppone che la qualità e l’efficienza dei servizi sanitari nazionali sia la stessa in tutti i paesi europei.

L’obiettivo è, comunque, quello di migliorare sempre di più l’assistenza sanitaria nazionale e europea, agevolando la libera circolazione delle persone nel nostro spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia.

(articolo scritto insieme a Sara Zehaffe)

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