Video lezioni sulla Unione Europea

Video lezioni sulla Unione Europea

Video lezioni sulla Unione Europea

Riportiamo di seguito il contenuto delle dieci video lezioni sulla Unione Europea presenti sul mio blog

  1. Introduzione

Salve, vorrei parlarvi dell’Unione Europea, tema di stringente attualità, che giocherà un ruolo fondamentale nel nostro futuro di cittadini italiani ed europei.

Ricorderemo in che modo siamo arrivati all’Unione Europea di oggi, ripercorrendo le tappe della integrazione europea dagli anni ‘50 ai giorni nostri.

Spiegheremo che cos’è l’Unione Europa.

Parleremo dei valori e degli obiettivi dell’Unione, della cittadinanza europea, delle istituzioni europee, dei rapporti tra l’Unione e gli Stati membri, delle politiche europee, affrontando anche temi di attualità.

Nell’esporre queste brevi spiegazioni, siamo mossi dalla speranza di costruire insieme una nuova Europa: sociale, democratica, partecipativa, trasparente, digitale, onesta, sicura, solidale, giusta, pluralista.

Un’Europa dei cittadini europei, che rispetta la dignità umana, le libertà fondamentali e i principi dello Stato di diritto.

Un’Europa che coalizza i cittadini europei e non solo i governi nazionali.

Un’Europa che considera il cittadino come l’elemento centrale e propulsore del suo processo decisionale e che, quindi, amplia e rafforza l’uso di tutti gli strumenti di democrazia diretta e accresce il ruolo e i poteri del Parlamento Europeo.

Un’Europa fondata sul principio della “Unità nella diversità”, che rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica tra i vari popoli europei.

Un’Europa che rafforza il ruolo e l’incidenza dei Parlamenti nazionali nella definizione delle politiche europee, per permettere un effettivo e concreto coordinamento tra la dimensione europea e quella nazionale.

  1. L’evoluzione dell’integrazione europea dagli anni ’50 ai nostri giorni.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, si sente la necessità di instaurare una più stretta cooperazione tra gli Stati europei, per garantire una pacifica convivenza nel nostro continente. Viene presto abbandonata l’idea di procedere ad una unione politica tra gli stati europei e si sceglie di procedere per tappe graduali verso la creazione di un’organizzazione aperta all’adesione dei vari paesi del nostro continente.

In questa direzione, nel 1951 nasce la Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (la CECA).

Nel 1957 nasce la Comunità Economica Europea (CEE), allo scopo di creare un mercato economico unico, all’interno del quale possano circolare liberamente beni, servizi, lavoratori e capitali. Nello stesso anno viene creata anche la Comunità Europea dell’energia atomica (EURATOM). Al momento della loro creazione, fanno parte di queste tre comunità solo sei paesi, tra cui Italia, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Inizialmente, concepito con finalità essenzialmente economiche e commerciali, il processo di integrazione europea assume successivamente un aspetto politico.

Nel 1979 ha luogo la prima elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

Ma è, soprattutto, nel 1992 che si fa un importante passo in avanti. Viene elaborato il Trattato di Maastricht e nasce l’Unione Europea, propriamente detta, fondata sulle tre Comunità Europee e su altre due forme di cooperazione (la “politica estera e sicurezza comune” e la Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale). Si tratta dei famosi tre pilastri.

Con il Trattato di Maastricht si aumentano le competenze della Comunità Europea, si accresce il ruolo del Parlamento, si crea la nozione di cittadinanza europea e si gettano le basi per l’introduzione della moneta unica.

Altri trattati vedranno la luce, come il Trattato di Amsterdam del 1997 e il Trattato di Nizza del 2001. Da ricordare anche l’elaborazione nel 2000 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, nota come la Carta di Nizza.

Nel 2004 si pensa ad un progetto più ambizioso, ossia l’introduzione di una “Costituzione Europea”, che, tuttavia, fallisce a causa del risultato negativo dei referendum svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi.

Si prosegue con l’elaborazione del Trattato di Lisbona del 2007, entrato in vigore il primo dicembre 2009, che oggi è testo principale dell’Unione. Dai 6 membri iniziali, l’Unione è attualmente composta da 28 membri.

Ma nella storia europea degli ultimi decenni non ci sono stati solo progressi e nuove adesioni. Abbiamo avuto anche alcune crisi, come quella economica e finanziaria del 2008 e quella determinata dall’arrivo in massa dei migranti soprattutto in territorio italiano.

Queste crisi hanno portato a sentimenti di euroscetticismo e a spinte verso l’uscita dalla stessa Unione, come è accaduto con la Brexit e il referendum del 2016, con cui il popolo si è espresso favorevolmente rispetto all’uscita del Regno Unito.

  1. Che cos’è l’Unione europea.

Possiamo definire l’Unione come un’entità politica ed economica a carattere sovranazionale e intergovernativo.

Un’entità unica nel suo genere che non assomiglia ad uno Stato Federale, come gli Stati Uniti d’America, né alle classiche organizzazioni internazionali tra Stati, come le Nazioni Unite.

Riprendendo le parole della Corte di Giustizia, espresse in una famosa sentenza del 1963 e ribadite in un recente parere, l’Unione Europea costituisce un sistema “giuridico di nuovo genere” nell’ambito del diritto internazionale”. A favore dell’Unione Europea gli Stati membri hanno rinunciato, anche se in settori limitati, ai loro poteri sovrani.

Per fare chiarezza, è necessario ricordare che oggi non esiste più la distinzione tra “Comunità” e “Unione”.

Abbiamo solo l’Unione europea, dotata di una personalità giuridica unica e che “sostituisce e succede alla Comunità europea”.

Alcuni caratteri essenziali distinguono l’Unione europea dalle classiche forme di cooperazione istituzionale tra Stati.

Tra gli elementi caratterizzanti e distintivi dell’Unione Europea, ricordiamo:

La diretta efficacia del diritto dell’Unione sulle posizioni giuridiche dei cittadini europei;

la supremazia del diritto dell’Unione su quella degli Stati membri;

la presenza di un sistema giurisdizionale complesso e peculiare.

è molto importante sottolineare che, nel sistema giuridico europeo, sono presi in considerazione non soltanto gli Stati membri della Unione ma anche i loro cittadini, titolari di diritti e di obblighi.

Da un punto di vista formale, l’Unione è disciplinata da due Trattati distinti, modificati nel 2007 con il Trattato di Lisbona.

Abbiamo il Trattato sulla Unione Europea, in cui sono contenuti i principi fondamentali e le norme comuni e generali del sistema dell’Unione;

abbiamo poi il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea che prevede le disposizioni specifiche di ogni istituzione, indica le procedure da seguire e contiene la disciplina delle varie politiche europee settoriali.

I due Trattati vanno, comunque, a formare un complesso normativo unico che disciplina, congiuntamente, la vita dell’Unione.

Le caratteristiche dell’Unione saranno approfondite nei prossimi video.

  1. I valori e gli obiettivi dell’Unione Europea

All’interno dell’art. 2 del Trattato sulla Unione Europea vengono descritti i valori su cui questa si fonda e che sono considerati come comuni a tutti gli Stati membri.

Si tratta, in particolare, “del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze”.

Viene specificato che questi valori vanno sviluppati in “una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”. Tali valori sono contenuti anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, firmata a Nizza nel 2000, che ha la stessa forza giuridica di un Trattato.

Oltre che nell’art. 2 del TUE, troviamo altri valori e principi sparsi all’interno del Trattato, tra cui ricordiamo:

i principi di trasparenza e di prossimità (art. 1, comma 2);

il valore della pace e del benessere dei popoli (art. 3, comma 1);

il rispetto della uguaglianza tra Stati membri, della loro identità nazionale e delle loro funzioni essenziali (art. 4, par. 2);

il principio di leale cooperazione tra Stati membri e tra questi e l’Unione (art. 4, par. 3);

i principi di attribuzione, sussidiarietà e proporzionalità (art. 5);

i principi della democrazia rappresentativa (art. 10).

È importante ricordare che l’integrazione tra i paesi europei deve avvenire nel rispetto della diversità culturale, religiosa e linguistica tra i popoli (art. 22 della Carta dei diritti fondamentali).

Gli obiettivi sono indicati nell’articolo 3 del Trattato sulla Unione Europea. Riassuntivamente, l’Unione promuove la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.

“L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone”.

“L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

L’Unione promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.

L’Unione rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.

L’Unione Europea istituisce una moneta unica che è l’euro.

Valori e obiettivi sono la base di ogni azione dell’Unione e ne riparleremo nei prossimi video.

 

  1. Cosa significa essere cittadini europei: che cos’è la cittadinanza europea

Si tratta di una figura giuridica peculiare che è stata creata nel 1992, dal Trattato di Maastricht, e la cui disciplina è contenuta nei Trattati attualmente in vigore ed anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Come affermato dalla Corte di Giustizia, la cittadinanza europea è “lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri”.

La cittadinanza europea ha delle caratteristiche particolari che la distinguono dalla cittadinanza e dalla nazionalità di uno degli Stati membri.

La cittadinanza europea, infatti, si aggiunge e non si sostituisce alle varie cittadinanze nazionali di uno dei paesi europei.

La cittadinanza europea ha anche un carattere derivato, nel senso che: si è cittadini europei perché si ha la cittadinanza e nazionalità di uno Stato membro della Unione. L’attribuzione della cittadinanza europea è automatica e viene conferita per il solo fatto di possedere la cittadinanza di uno degli Stati membri. In altre parole, oltre ad essere cittadini italiani, noi siamo anche cittadini europei.

L’idea di fondo che sta alla base della creazione della cittadinanza europea è quella di permettere agli europei di essere dei protagonisti attivi della costruzione europea e non più solo dei semplici destinatari di norme giuridiche dell’Unione.

La cittadinanza europea impone l’applicazione del principio della non discriminazione per ragioni di nazionalità (art. 18 TFUE) e del principio del trattamento nazionale (art. 24 TUFE).

In base a tali principi, uno Stato (detto ospitante) non può discriminare una persona proveniente da un altro Stato (detto di origine). Lo Stato ospitante deve garantire a chi proviene da un altro Stato lo stesso trattamento che è previsto per i propri cittadini nazionali. In linea generale e salvo eccezioni, l’Unione deve costituire uno spazio unitario ed identitario, in cui tutti i cittadini europei sono titolari degli stessi diritti che vengono conferiti da un determinato Stato membro all’interno del suo territorio ai cittadini nazionali.  Più semplicemente, un italiano che lascia l’Italia (suo paese di origine) per andare a vivere in Francia (paese ospitante) deve poter godere degli stessi diritti di un francese, salvo alcune eccezioni.

Uno dei diritti che spettano ai cittadini europei è quello di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Ogni cittadino europeo può scegliere di spostarsi dal proprio paese di origine e andare a vivere in qualsiasi altro Stato membro della Unione, per lavorare o studiare o anche solo semplicemente vivere. In realtà, per dei soggiorni di lunga durata in altri Stati membri (superiori a tre mesi), ci sono alcune condizioni economiche e finanziarie da rispettare e alcune limitazioni derivanti dall’ordine pubblico o da motivi di pubblica sicurezza o di sanità pubblica. Per soggiorni superiori a tre mesi, le persone che non lavorano o che non studiano devono dimostrare di avere delle risorse sufficienti per vivere nello Stato membro ospitante in cui intendono restare. Senza il possesso di risorse sufficienti per vivere, lo Stato ospitante potrebbe, infatti, emanare un provvedimento di allontanamento (di fatto espellere) il cittadino europeo proveniente da un altro Stato membro.

Inoltre, lo Stato ospitante può negare l’ingresso di un cittadino europeo o espellerlo dal suo territorio quando questo rappresenta “una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave”.

Altro diritto legato alla cittadinanza europea è quello del voto e della eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro in cui si ha la residenza, alle stesse condizioni dei cittadini di questo Stato. In altre parole, un cittadino europeo può votare e candidarsi alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro in cui abita e risiede, anche se non ha la nazionalità di questo Stato. In pratica, un italiano che abita a Berlino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali in Germania, può votare e candidarsi in Germania per l’elezione dei membri del Parlamento europeo.

Ad ogni modo, per quanto riguarda le elezioni europee, il cittadino ha la facoltà di scegliere tra il diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro di residenza e il diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro d’origine. Nel nostro esempio, il cittadino italiano può scegliere di votare in Italia.

Oltre a questi due importanti diritti, abbiamo anche quello alla protezione diplomatica e consolare, nonché il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al Mediatore che spetta ad ogni cittadino (art. 24 TFUE).

Torneremo su diritti parleremo nei prossimi video.

  1. Il quadro istituzionale dell’Unione Europa

L’Unione dispone di varie istituzioni che tendono a “promuoverne i valori e perseguirne gli obiettivi, servire i suoi interessi, quelli dei suoi cittadini e quelli degli Stati membri, garantire la coerenza, l’efficacia e la continuità delle sue politiche e delle sue azioni” (art. 13, par. 1, comma 1).

Queste istituzioni sono dell’Unione sono: il Parlamento europeo, il Consiglio europeo, il Consiglio, la Commissione, la Corte di giustizia dell’Unione europea, la Banca centrale europea, la Corte dei conti.

Oltre a queste istituzioni di base, ci sono altri organi europei, come il Comitato delle Regioni e il Comitato economico sociale.

La composizione di ogni istituzione è diversa, essendo espressione di differenti tipi di rappresentatività.

L’assetto istituzionale dell’Unione è diverso da quello degli Stati nazionali che conosciamo, perché riflette la natura di entità sovranazionale.

Nell’Unione Europea, il potere legislativo non appartiene solo al Parlamento europeo, poiché viene esercitato, in maniera congiunta, tra Parlamento e Consiglio. Tra l’altro, anche la Commissione interviene nel procedimento legislativo. Sui procedimenti torneremo nei prossimi video.

Il potere esecutivo viene esercitato sia dal Consiglio che dalla Commissione. Quindi, Parlamento europeo, Consiglio europeo, Consiglio e Commissione sono le c.d. istituzioni politiche che partecipano al processo decisionale dell’Unione. La funzione giurisdizionale è svolta da più organi, al cui vertice si trova la Corte di Giustizia.

Ricordiamo che “Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previste” (art. 13, comma 2). È necessario rispettare un equilibrio istituzionale: le istituzioni devono agire all’interno delle proprie competenze, rispettare quelle altrui e attuare una leale cooperazione tra loro. È, comunque, possibile instaurare delle procedure per permettere il buon svolgimento del processo decisionale.

Ricordiamo anche che, in conseguenza delle modificazioni del Trattato di Lisbona del 2007, i parlamenti nazionali contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell’Unione e vengono coinvolti in diverse procedure e settori, al punto di essere divenuti “dei protagonisti in prima persona della vita istituzionale dell’Unione”.

Scopriremo insieme composizione e funzionamento delle istituzioni europee nei prossimi video.

 

  1. Il Parlamento Europeo: composizione e funzioni

Si tratta della istituzione della rappresentanza popolare e viene eletto per 5 anni a suffragio universale e diretto dai cittadini europei. Come ricordato dalla Corte di Giustizia, il Parlamento “riflette un fondamentale principio di democrazia” che consente ai popoli di partecipare all’esercizio del potere mediante i propri rappresentati. Ricordiamo, infatti, che secondo i Trattati, “Il funzionamento dell’Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa” (art. 10).

Il Parlamento è composto in tutto da 705 Deputati (751 prima della Brexit), che sono distribuiti tra i vari Stati membri in base ad un criterio essenzialmente demografico.

Gli Stati più piccoli (come Malta e Cipro) hanno 6 deputati, la Germania che è lo Stato più grande ha 96 deputati, mentre l’Italia ha 76 deputati. I deputati eletti si organizzati in gruppi.

La rappresentatività degli europarlamentari non si fonda strettamente sul principio della nazionalità: niente esclude che un seggio spettante all’Italia sia attribuito ad un cittadino francese, residente in Italia. L’eleggibilità al Parlamento europeo può seguire, infatti, il criterio della residenza.

Rispetto alla funzione legislativa, il Parlamento europeo non ha proprio le stesse funzioni dei Parlamenti nazionali, visto che alla funzione legislativa partecipa anche il Consiglio che è un organo intergovernativo ed anche la Commissione.

Al Parlamento viene, inoltre, attribuita una fondamentale funzione, ossia quella del controllo politico sulle altre istituzioni. Il Parlamento partecipa alla nomina della Commissione ed ha un potere di censura (di sfiducia) nei confronti di questa. Il Parlamento può rivolgere interrogazioni alla Commissione e anche al Consiglio ed ha un potere di audizione. Il Parlamento riceve le petizioni dei cittadini, può svolgere inchieste, nomina il Mediatore europeo che esamina i casi di cattiva amministrazione di istituzioni o organi della Unione. Il Parlamento partecipa anche al procedimento di formazione del bilancio. Purtroppo, il Parlamento ha un ruolo del tutto marginale nell’ambito del settore della politica estera e di sicurezza comune (art. 36).

I lavori del Parlamento europeo sono divisi in varie città: a Strasburgo (Francia) si svolgono le sedute plenarie ordinarie; a Bruxelles si svolgono le riunioni delle Commissioni, dei gruppi politici e alcune brevi sedute plenarie supplementari; a Lussemburgo si trova il Segretariato.

Torneremo a parlare del Parlamento e delle procedure decisionali nei prossimi video. Grazie a tutti per l’attenzione.

 

  1. Consiglio Europeo e Consiglio.

Tra le varie istituzioni, il Consiglio europeo è quella che possiede l’aspetto più politico. Si tratta di un’istituzione a carattere intergovernativo, poiché il Consiglio Europeo viene composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, che vengono, in tal modo, rappresentati nella Unione. Inoltre, fa parte del Consiglio Europeo anche il suo presidente, che è una personalità designata dal Consiglio stesso per due anni e mezzo e la cui nomina è incompatibile con quella di un mandato di governo nazionale. Infine, è membro del Consiglio Europeo anche il presidente della Commissione.

Destinato a riunirsi almeno due volte a semestre, il Consiglio europeo è incaricato di dare all’Unione “gli impulsi necessari al suo sviluppo” e a definirne gli orientamenti e le priorità politiche generali. Svolge un ruolo di indirizzo politico e prende le decisioni istituzionali più delicate e rilevanti per la vita politica dell’Unione. Il Consiglio Europeo ha la responsabilità principale per quanto riguarda la revisione dei Trattati o di modifica di alcune disposizioni di questi. Non esercita funzioni legislative in senso stretto, ma, in pratica, è chiamato a discutere l’adozione di atti legislativi più rilevanti. Il Consiglio Europeo può essere chiamato anche a svolgere un ruolo di mediazione per raggiungere un compromesso politico su temi più sensibili.

Il Consiglio dell’Unione è l’istituzione in cui la riunione dei rappresentanti dei governi degli Stati membri assume la sua forma ordinaria e comune.

Tale istituzione è stata definita come “il centro di gravità dell’equilibrio istituzionale dell’Unione”, visto che possiede sia il potere legislativo che quello esecutivo.

Come già abbiamo accennato in altri video, il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la funzione di bilancio.

Inoltre, il Consiglio definisce e coordina le politiche europee (anche economiche) e fornisce gli orientamenti generali di queste. Il Consiglio possiede l’effettiva titolarità del potere estero dell’Unione.

In via generale, la composizione del Consiglio è variabile, visto che la formazione di questa istituzione dipende dalla materia da trattare. Il Consiglio riunisce, di volta in volta, i rappresentanti dei governi degli Stati membri chiamati a decidere un determinato argomento, come giustizia e affari interni, agricoltura e pesca.

Ricordiamo che l’Eurogruppo, di cui sentiamo spesso parlare, non costituisce una vera e propria formazione del Consiglio. L’Eurogruppo si riunisce, informalmente, e ha come partecipanti i ministri degli Stati membri che hanno adottato l’euro, la Banca Centrale Europea e la Commissione per discutere di questioni relative alla moneta unica.

  1. La Commissione

La Commissione è, senza dubbio, una delle istituzioni più importanti della Unione, essendo il motore del processo di integrazione europea. La Commissione, infatti, promuove l’interesse generale dell’Unione, dà impulso e indirizza la sua attività e la rappresenta in ambito internazionale nei rapporti con gli altri paesi terzi.

Vedremo ora la sua composizione e le sue funzioni.

La Commissione è composta da individui scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e che sono in grado di offrire tutte le garanzie di indipendenza. Nonostante siano proposti dai governi degli Stati membri, i commissari europei partecipano ai lavori dell’istituzione a titolo personale. I commissari devono perseguire esclusivamente gli interessi della Unione, in piena e totale indipendenza dai governi nazionali degli Stati membri.

I membri della Commissione sono 28 (uno per ogni Stato membro) e rimangono in carica per cinque anni. È prevista, in futuro, una riduzione del numero dei commissari.

Il sistema di nomina dei membri della Commissione è abbastanza complesso. Possiamo ricordare, a grandi linee, che: il nome del Presidente della Commissione è proposto dal Consiglio europeo e, in seguito, il Parlamento Europeo deve approvarlo (in caso di mancata approvazione, bisogna presentare una nuova proposta); gli altri commissari sono individuati dal Presidente della Commissione e dal Consiglio e vengono selezionati sulla base delle proposte presentate dagli Stati membri; il Parlamento europeo deve esprimere un voto di approvazione finale; in caso di approvazione, i membri della Commissione sono formalmente nominati dal Consiglio Europeo.

Per tutta la durata del suo mandato, la “Commissione è responsabile collettivamente dinanzi al Parlamento europeo”. Il Parlamento europeo può votare una mozione di censura della Commissione, che dovrà dimettersi collettivamente.

Quanto alle funzioni della Commissione, questa svolge un ruolo essenziale nell’ambito dell’attività legislativa, dal momento in cui un “atto legislativo dell’Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i trattati non dispongano diversamente (art. 17).

La Commissione è titolare di un potere esecutivo generale, poiché è incaricata di dare attuazione amministrativa agli atti della Unione. “Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi. Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati”.

La Commissione ha un potere di vigilanza sulla corretta applicazione dei Trattati e degli atti della Unione in relazione ai destinatari di tali atti. In alcuni casi, come per la tutela della libera concorrenza, la Commissione ha il potere di sanzionare direttamente sia individui e imprese che gli Stati membri. In via generale, la Commissione può far scattare la procedura di infrazione, ossia proporre un ricorso davanti alla Corte di Giustizia per sanzionare il mancato rispetto degli obblighi europei da parte di uno degli Stati membri. Torneremo sulla procedura di infrazione nei prossimi video.

Alla luce di tutte queste sue competenze, possiamo ribadire che la Commissione è il motore del processo di integrazione europea.

  1. La Corte di Giustizia

Si tratta dell’istituzione più peculiare dell’Unione e che, in varie, occasioni ha garantito lo sviluppo e il progresso dell’integrazione europea. La Corte di Giustizia ha svolto un ruolo di primo piano nella storia della Comunità europea, prima, e poi dell’Unione.

Ricordiamo che la Corte di giustizia dell’Unione europea comprende la Corte di giustizia, il Tribunale e i tribunali specializzati. Per il momento parleremo solo della Corte di giustizia, rinviando al un altro video la spiegazione completa della organizzazione del sistema giurisdizionale.

La Corte di giustizia è composta da un giudice per Stato membro, quindi 28 giudici. È assistita da 11 avvocati generali che presentano il loro parere alla Corte, in modo imparziale ed indipendente.

I giudici e gli avvocati generali della Corte di giustizia sono scelti tra personalità che offrano tutte le garanzie di indipendenza e che soddisfino le condizioni richieste dai trattati. Sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per sei anni.

La Corte di giustizia ha la missione fondamentale di assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati.

Tra i compiti più importanti della Corte ricordiamo: la decisione in merito alla procedura di infrazione instaurata nei confronti di uno Stato membro o una istituzione europea per violazione degli obblighi derivanti da una norma dell’Unione europei. Generalmente, è la Commissione che promuove una procedura di infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia.

La Corte di Giustizia decide anche sui ricorsi di annullamento o per carenza contro le istituzioni dell’Unione. Si tratta dei casi in cui viene chiesto l’annullamento di un atto presumibilmente contrario al diritto dell’UE oppure i casi di violazione del diritto dell’UE nei quali un’istituzione non si è pronunciata.

Inoltre, attraverso lo strumento del rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia riesce ad instaurare un dialogo con i giudici nazionali chiamati ad applicare il diritto dell’Unione. Con questo importantissimo strumento, la Corte riesce a garantire una interpretazione uniforme del diritto europeo all’interno di tutto il territorio dell’Unione.

Sul sistema giurisdizionale dell’Unione torneremo approfonditamente nelle prossime spiegazioni.

Quanto alla sua natura giuridica, dobbiamo sottolineare che la Corte di Giustizia è un organo giurisdizionale, un giudice, che ha un ruolo non paragonabile ai classici Tribunali internazionali.

Concludendo, la Corte di Giustizia ha assunto un ruolo di primo piano nella storia dell’Unione.

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